Yes We KEN!

Yes We KEN!

Vi prego di inserire tra i commenti la vostra firma per appoggiare la richiesta che sto rivolgendo a tutti gli scrittori di testi universitari.
Potreste terminare per sempre questa dannosa e spregevole usanza di utilizzare la parola "ovvero" al posto di "oppure"?
Se nelle prossime pubblicazioni sarà ancora presente questo fastidioso fenomeno, sarò costretto ad andare in tutte le case editrici responsabili e fare loro un bel regalo, ovvero massacrarli.
Il bel regalo può consistere nel massacro oppure i due sono solo delle opposte alternative.
Fastidioso vero?
Scusa ma ti chiamo a casa...
DRAMMA DE ‘N URTRA’
sottotitolo: ER CARCIO VISTO DALL’OCCHI DE ‘N URTRA’
sottosottotitolo: “Nun ho capito, de chi?” – “de ‘n URTRA’!”
A ‘o ssàdio ce sto sempre, pè fa a botte, pure troppo
e ‘na rissa a ottobre scorso m’ha fatto diventà zoppo
quinni mò cammino male, ma pérciò a maggiòraggiòne
me porto ‘sta mazza ‘n curva e dico ae guardie che è ‘n bastone
Co ‘sta mazza ho rotto er naso a mezza curva juventina
e de costole lazziali ne ho sfonnàte ‘na trentina;
a agonizzà sott’a ‘sto legno tu nun sai quanti n’ho visti
è capace che alla cieca pijàvo pure i romanisti
Oramai immèzzo aji spàrti godo de ‘na certa fama
dentr’a‘n pàrmo c’ho er bastone e nell’antro c’ho ‘na lama
ma c’è pure quella gente, che io la mannerèi ‘n galera,
che viè a’o ssadio cor bijetto e porta solo ‘na bandiera!
Ca’a bbandiera ce fai poco, tuttarpiù li pòi cecà
o legàjela attorno ar collo pè poi falli soffocà
che ce fai co’ na bandiera? Morto mejo ‘na bottija
’n costa niente,‘a tiri ‘naria e poi vedi chi la pija
Ma ‘na vorta me vortài pè evità ‘na gomitata
e m’accorsi, nello ssàdio, de ‘na cosa mai notata
alle spalle mia ‘n pratone de rigazzeti in mutande
che giocaveno ar pallone e ‘n c’avevano le spraghe
Ma quer pezzo dello ssadio, come mai null’hamo ‘nvaso?
Io j’ho sempre dato ‘e spalle, n’ciavevo mai fatto caso
Quelli penzeno a ‘n pallone, e piuttòsto che menàsse
Quànno cascheno pè tèra se danno ‘na mano a ‘rzàsse!
Quei pischelli colle maje della Roma e della Lazio
Ma perché, si nun se corcheno, nun ce lasseno lo spàzzio?
stanno là co quer pallone, a fa i stronzi in carzoncini
senza manco quer probblèma delle guardie e i cellerini
Come fa, me chiesi io, a trasmette n’emozzione
Una rissa andò che i carci li pòi da giusto a’n pallone?
Andò sta quella poesia, quer pensiero celestiale
de pijà a craniate uno quànno vedi che è lazziàle?
Io penzavo che er lazziale fosse n’entità a se stante,
un quarcuno da menàje pè sentisse più importante
mo ho scoperto che “aèsse roma” nun è er nome de ‘na fede
ma so’ dieci carciatori co’ ‘na società e ‘na sede!
A’o ssadio ce sto ancora, quarche vòrta nun ce vado
Ho capito che le risse vanno fatte ma de ràdo
e dall’occhi de’n urtrà er carcio n’è poi così male
fa più male penzo un carcio immèzzo all’occhi de’n lazziale
VL
Qualche anno fa il festival musicale di Sanremo vantò la profumatamente prezzolata partecipazione di Roberto Benigni. L’attore, dopo qualche decina di minuti di toscanaggine, urla, salti, molestie burlone ed ambigue a Pippo Baudo, chiosò moralmente la performance citando il celebre adagio “Non condivido la tua idea, ma darei la vita purché tu la possa esprimere”.
Standing ovation, scrosci d’applausi e tanta deferenza a Benigni per la citazione di Voltaire tanto poetica e retta quanto attuale, pronunciata alla fine di quel contesto bontempone da lui creato durante la sua apparizione al Festival musicale. Quelle che erano grida e manate sul pisello di Pippo Baudo divennero lodevolissimi emblemi della perduta democrazia perché conclusesi con quel così alto aforisma al quale nessuno avrebbe il coraggio di contraddire.
Il pubblico italiano, così colpito allora da quell’interventento di stampo illuminista, dovrebbe essere al giorno d’oggi, salvo anziane o sfortunate eccezioni, ancora vivo. Eppure dare la vita per far esprimere un’idea diversa a qualcuno nell’Italia d’oggi è un concetto che fa sentire bisogno di cannocchiali anche alla stessa signora Utopia.
La differenza di idee è alla base della notizia della settimana circa le polemiche sull’invito del pontefice Joseph Ratzinger all’università de “
La notizia, in un paese serio, democratico e civile, sarebbe dovuta nascere e morire nell’arco di due giorni. Ma, dopotutto, meglio stare giorni e giorni a discutere su chi abbia ragione o chi meno e riempire pagine di giornali e palinsesti televisivi con queste chiacchiere inutili piuttosto che continuare a preoccuparci dei concreti problemi di un paese che, allontanandosi ormai definitivamente dalla metafora, si inabissa nell’immondizia.
Hanno trovato un modo per parlare d’altro… scurdammuce ‘o passato!
La vicenda: correva il novembre del 2007, quando il rettore Renato Guarini dell’Università “
Ora l’assenza del papa, per alcuni studenti e docenti, è stata considerata una vittoria e le scene di giubilo e festa dei protestanti che i media ci hanno mostrato ne sono la prova. Ma quand’è che la tanto raziocinante frase di Benigni-Voltaire ha trovato il suo fallimento nella vicenda? Con l’ìnvito del rettore al Papa? No. Con la protesta dei professori? Nemmeno.
Il vero momento sconcertante di tutta questa vicenda è come questa piccola protesta si sia trasformata in una valvola di sfogo dei più demoralizzanti qualunquismi di tutti coloro che, con questo pretesto, hanno iniziato a fare della scelta (vittimista o meno che sia) di Benedetto XVI un vittimismo proprio. La loro opinione non era gradita e l’ospite indesiderato non era aperto al dialogo. Il rovescio della medaglia. La “vittoria”, come i più onesti tra loro l’hanno definita, altro non era che l'indesiderata ed inaspettata fine dei divertimenti.
Questo è gravissimo, non solo per la chiusura mentale in un’università che in quanto amministrata, si spera, da persone di cultura, dovrebbe essere aperta ad ogni tipo di confronto e sentire ogni campana, anche la meno simpatica e la più pinzochera che ci sia, purché foriera di un contraddittorio interessante; ma è grave perché si dimostra la poca credibilità di chi partecipa ad alcune proteste.
Cosa vuol dire esprimere un dissenso, manifestare, protestare se una volta ottenuto ciò per cui s’è “combattuto” ci si lamenta e si accusa la “controparte” di vittimismo nei confronti di una minoranza protestante? Non mi si biasimi l’azzardato e parossistico paragone, ma sarebbe quasi come dire che Hitler era in minoranza rispetto all’intero popolo ebraico.
Ciò che è avvenuto a seguito del declino della Santa Sede è la prova che non c’è un vero principio dietro a questo genere di protesta, bensì solo un capriccio da finto spirito mucciniano di ribellione.
Se riuscì Woytila a visitare Cuba qual è il problema con
Questo rifiuto al confronto in Italia è avvilente; cosa sarebbe successo veramente se il Papa fosse venuto? Dubito che ci sarebbero stati battesimi obbligatori per tutti gli studenti iscritti, sequestro di preservativi e ascolto forzato dell’Angelus. L’argomento doveva vertere sulla pena di morte, uno di quegli argomenti dove finora l’Italia laica e il Vaticano ancora non hanno mai colliso. Il problema erano le diverse secolari posizioni tra scienza e religione. E allora? Ripeto: cosa sarebbe successo? Roghi? Scomuniche? Eppure non credo che se in futuro dovesse essere invitato il Dalai Lama si creerebbero problemi per il diverso pensiero circa la reincarnazione professata dal Buddismo. In passato vennero invitati alla Sapienza anche personaggi come Kofi Annan o Barroso. Io non so, magari loro erano d’accordo con tutte le tesi di ogni dottrina insegnata alla Sapienza, da biochimica a scienze della moda. Chissà.
La protesta, anche a seguito della rinuncia all’invito da parte del Papa, è continuata perché ormai già esisteva un programmino ben organizzato con tanto di manifesti. Cartelli con frasi come “Il Papa è contro l’Università” (senza addurre spiegazioni a ciò ma confidando nell’omologazione comune), fotomontaggi e croci rosse in faccia al sindaco Veltroni, oppure propositi per il giorno della visita
come “L’assalto sonoro” e la “Frocessione” (queste forme di protesta ostruzionista di dubbia civiltà da parodia del ’68 in chiave Prophilax), non hanno spiegato neanche una volta il motivo vero della protesta (che poteva essere, appunto, per alcuni docenti, questa discordanza anche sul processo a Galileo Galilei), ma perché avrebbero dovuto? Bastavano un po’ di disegnini, promesse di concerti, frocessioni e Andrea Rivera… e poi i partecipanti si trovano; perché spiegare il motivo! Aiutateci ad attaccare gli striscioni che tanto parliamo per verità assolute. Gente iscritta in un’università si spera che abbia quel quantitativo minimo di intelligenza necessario per ascoltare il parere anche dell’uomo più bigotto del mondo ed uscirne indenne con le stesse idee di prima. Il motivo, per molti, è il fatto che il Papa ha uno spazio tutto suo dove fare discorsi, cioè piazza S. Pietro. Vero! E se questi vengono trasmessi in diretta sulla rete pubblica ogni domenica non mi sembra un attacco alla laicità del paese: io non li guardo, ma chi vuole lo faccia! Così come non ci faccio niente con le pagine di giornale dedicate al calcio, ma queste certo non mi obbligano a seguirlo, ne tantomeno a praticarlo! O no? L’università resta laica come laica è la nostra nazione; il giorno che un Papa o chi per lui, ci imporrà il contrario, sarà il momento di opporsi. Questo non era di certo il caso. È stato divertente vedere come le proteste a questa visita fossero vaghe e del tutto generiche, se non fosse nato il caso un buon 80% dei protestanti neanche si sarebbe fatto il problema di giovedì se far venire o meno il Papa. Ma visto che s’è alzato il polverone basta andare su qualsiasi blog per leggere qualunquismi che collegano il binomio Ratzinger-Sapienza con il fatto che il Papa c’ha gli anelli d’oro e i soldi e che i preti sono pedofili.
Sia chiaro che io non sto martirizzando nessuno, non ne traggo nessun vantaggio e secondo me, questa è una questione apolitica dal principio. Facile essere ugualitari con le religioni con cui non abbiamo a che fare geograficamente. La laicità è una forma di libertà importante che ci permette di scegliere, quando chi ne è membro applica per primo dell’oscurantismo diventa anch’essa una dittatura.
Meglio tanto chiasso in cui parlano tutti, piuttosto che un po’ di chiasso per far tacere altri!
VL
Hilary Clinton, senatrice statunitense del P.D. (quello Americano vero), oggi candidata alle elezioni presidenziali, ha già battuto alle primarie il senatore dell’Illinois Barack Obama, da lei accusato di non avere l’esperienza necessaria per fare il presidente. Ciò che in molti ci siamo chiesti in questi giorni è perché mai l’ex first lady si senta in dovere di parlare dell’esperienze altrui. Vuole forse farci pensare d’averle acquisite seguendo le vicende del marito da vicino? O ha semplicemente ammesso inconsciamente di dovere tutto a lui se ora gli americani troveranno il suo nome ed il cognome del marito sulla scheda elettorale?
Doner.Splinder.Com l’ha intervistata per voi!

Int: Signora Hilary! Che onore averla qui!
Hil: l’onore è mio, seguo molto il suo blog!
Int: oh non dica così.
Hil: va bene, allora, l’onore è mio, seguo molto il suo sito web.
Int: no, volevo solamente farle capire che lei così mi confonde!
Hil: oh, ma sono sincera, i miei numerosi impegni non mi impediscono di leggere il suo blog, lo trovo molto interessante e divertente, nonostante la saltuarietà e l’incostanza con cui recentemente l’ha aggiornato.
Int: no, non ha ancora capito, lei mi confonde… io mi chiamo Intezaele, passavo di qui per caso, quello che le doveva fare l’intervista è il secco qui dietro, comunque si, è un onore averla qui, lo ripeto pure!
VL: salve… ehm, buonasera! Scusi il ritardo Hilary, è che lei capisce quanto sia difficile rintracciare una donna così potente come lei per un povero intervistatore umile e brutto come me…
Hil: si, immagino, però su, si sbrighi con quest’intervista, non sia lento come lo è ad aggiornare il blog!
VL : si, ma… quindi lei legge il mio blog? Emh… vabbè. Dunque, volevo innanzitutto dirle che qui in Italia lei gode di una grandissima fama e popolarità anche grazie all’imitazione che faceva di lei Oreste Lionello al Bagaglino, non so se l’ha mai vista, mentre Maurizio Mattioli era intento ad imitare suo marito. Fortissimi quelli del Bagaglino…
Hil: oh, questo mi fa piacere, ma onestamente non ero a conoscenza di questa mia imitazione. Comunque questo per me è un periodo molto importante, mi chieda qualcosa di serio ed inerente per favore.
VL : Oh si mi scusi, sa com’è! Finora non avevo mai intervistato un personaggio che, con molte probabilità, potrebbe diventare una delle donne più potenti del mondo. Volevo anche approfittare del generoso tempo che lei mi sta concedendo, per farle i miei più sinceri complimenti, oltre che per la sua carriera, mai come in questo momento in fulgida ascesa, anche per il suo aspetto. Dal vivo lei veramente una donna radiosa e giovanile, dallo schermo non l’avrei detto. Non dimostra affatto l’età che ha! Complimenti signora Hilary!
Hil: oh, lei mi lusinga veramente! La ringrazio
VL : dico sul serio, non so come abbia fatto suo marito a metterle le corna con quella bruttona tempo fa, mamma mia! Ci fu tutto quello scandalo, lui che giurò a tutti che non era vero, poi si scopri che era vero, ma lei l’ha perdonato! Che storia! Poi per chissà mai quale piacere, voglio dire, lei è veramente una bella donna!
Hil: è vero, ma io sono una donna forte, ho capito che quello fu solo un errore, mio marito è un uomo rispettato e riverito nel nostro paese; spesso le malelingue (e qui la prego di non lasciarsi andare a facile umore) vorrebbero sfaldare queste grandi personalità rovinandole proprio nell’intimo. Io amo il mio uomo, gli ho perdonato quella scappatella ed ora siamo ancora uniti, più di prima. L’amore ha vinto
VL : certo! E noi siamo tutti felici che questo sia accaduto
Hil: quest’ultima sua frase è orripilante anche da un punto di vista della sintassi o sbaglio?
VL : sbaglio! Comunque…Hilary! Uniti e più di prima! Ma forse anche troppo no? Non teme un po’ l’opinione pubblica? Lei si sta preparando ad una brillante carriera, ma la vediamo sempre in compagnia di suo marito; si potrebbe pensare che lei punti a costruire il suo successo unicamente sotto l’ombra potente del suo coniuge!
Hil: beh, no, che vuol dire l’ombra potente del suo coniuge…?
VL : vuol dire la sua influenza, l’incremento che egli da alla sua popolarità
Hil: si, dicevo che vuol dire… nel senso… no, ma che! Se io sono qui adesso è soprattutto grazie a me. Ho la mia esperienza alle spalle! Io!
VL : ho capito, ma, scusi, una come lei, la prima donna presidente in America, dovrebbe rappresentare un grande passo avanti anche per il femminismo, se vogliamo; eppure lei continua a mantenere il cognome di suo marito, voglio dire… ci credo che gli ha perdonato le scappatelle con
Hil: pure con
VL : eh, si
HIL: E mo chi è sta Lewisky?
VL : prego?
Hil: non bastava Flavia Vento?
VL : Ma scusi, ma lei non sarà mic….
F.T: amo’… còri che Chanel ha cacato e io devo annà affà go’ a Trigoria!
Hil: amo’ ‘n cazzo! viè qqua’, ce sta quo’o sfigato de quer blog che nun fa ride che me stai a dì che te sei scopato quella der wisky! Mortacci tua viè qua! ta’a do’ io Trigoria!!
F.T: ma n’era Tokio? Ma chi è sta gente? Ahoo fermete amooo’!! devo fa'ggoo’!!
VL : ok, l’intervista con… emh, si... co'... co' Hilary Clinton finisce qui. Ora sta agli americani… scegliere… e scusate eh… pensavo che… vabbè, per la prossima volta, magari viene meglio... comunque, era... era Hilary Clin... vabbè ciao! almeno ho aggiornato... scusate.
[Le interviste impossibili. V. L. 2008 ]
Vorrei che in Italia fossero tutti razzisti tranne me,
di modo da poter trovare più facilmente posti liberi a sedere sugli autobus.
VL
Marònn’ aqquànt’ sì bell’, oinè,Carmèla mia
tu sì a cchiù rròce femmena ca ci shcrìvo una poesìa
Nun songhe nu poete, e tu chest’o ssàpe
ma songhe’nnammurate e te teng’ rinta’a cape
ammore tu lo saje che sta passione è ‘na catène
Te pienze nott’e juorno, me shcorr’arint’e vvène
Se fa siempre cchiù gruossa ca n’àte po’ m’accire
’o core mie nun batte si st’uocchie nun te vire
stimme ‘nzieme rà cinq’anne e ce vulimme già shpusà
Tu lassa star’a mammeta ca te rice ‘e nunn’o fa
Nui ce vulimme bbène e ce simm’ ‘nnammurate
pecciò nui ce shpusamme, no, nunno’o sient’ a frate
ce cunuscemm’ nu juorno, a Napule, pè caso
passamm’a notte ‘nzieme, e ce rettem’ ‘nu vaso
ie ere nate a Roma, mintre tu eri ‘e Milano
ma allora perché cazzo stamo a parlà napoletano?
v.l
Ho visto il buio per tanto tempo
l'ho visto scorrere sotto l'indifferenza delle persone
Per troppo tempo non c'era luce
Per troppo tempo quel buio, quell'indifferenza
lo vedevo correre, mobile ma permanente
quel buio...
Oggi però ho visto il chiaro candore della luce
luce, luminosità.
Bianco!
Dopo anni di oscurità...il bianco, la luce
je l'hanno fatta a riaprì la metro a Manzoni!